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Plug the Fun

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Tinder, Plug the Fun e Black Mirror, cosa avranno in comune??!

Ottobre 23, 2019 //  by Marta//  3 commenti

Circa un anno fa mi sono iscritta su Tinder.
In realtà ero registrata sull’app già da un po’ ma l’avevo disistallata qualche anno fa. Alla fine dell’estate dello scorso anno ho deciso di riprenderla in mano.

Marta, 28 anni – tra le info poche cose, ovvero: Kinky. Account di instagram collegato, per cui per tutti è possibile anche trovarmi altrove e vedere più foto.
Tra le preferenze solo uomini di età compresa tra i 24 e i 40.

Swipo un po’, e mi dimentico di essermi iscritta nel giro di pochi minuti. Infatti ricordo benissimo di aver completato il profilo e di aver mollato il telefono da qualche parte per un tempo non definito.

Non credo ci sia bisogno di dirlo, ma appunto le notifiche c’erano ed erano tante.
Nel giro di poche ore avevo già preso 3/4 appuntamenti. Chiaramente ho scambiato prima due chiacchiere con i tipi e poi ho dato loro appuntamento.

Il primo appuntamento

Il primo ragazzo che ho incontrato non ricordo bene come si chiamasse. Ci incontrammo in un bar vicino casa mia per colazione. Forse scelta strategica un po’ del piffero la colazione, ma era l’unico momento della giornata che potevo dedicare a questo chiamiamolo esperimento.

Entrata nel bar mi siedo subito e aspetto il ragazzo, era giovane ricordo, sicuramente più piccolo di me. Quando è arrivato ci siamo presentati e subito abbiamo ordinato.
Chiacchieriamo un po’ del più e del meno. Non avevo pensato a cosa dire, non avevo studiato un “copione” o qualcosa di simile. Non avevo una bullet list pronta per l’occasione, sono andata a braccio.
Da quello che ho notato alla fine la conversazione standard va sempre più o meno sugli stessi argomenti:

  • Cosa fai nella vita
  • Da quanto tempo sei su tinder
  • Cosa cerchi

Per lo meno, a me è andata così.

Come dicevo non avevo pensato a cosa avrei potuto dire, cosa che di fatto ha perfettamente senso, ma capirete dopo il perché avrebbe avuto senso prepararsi prima.
Infatti alla domanda “Cosa fai nella vita?” avrei voluto essere ancora sulla parte virtuale del gioco per poter fare swipe a sinistra.
Purtroppo però ero nella vita reale con gente attorno a me in carne e ossa e con un tizio sconosciuto davanti a me che giustamente voleva chiacchierare e conoscermi. Legittimo!

In quel momento sulla mia spalla appaiono due figure, molto simili al diavoletto e all’angioletto ma molto meno identificate. Erano due me stessa con due diverse opzioni. Mi sentivo un po’ come in un episodio di Black Mirror.

Fase Black Mirror, la ho poi chiamata davvero così.

La fase Balck Mirror è proprio quel momento in cui non sai esattamente cosa fare e ci sono due opzioni che nel mio caso erano semplici:

  • raccontare balle (ovvero non dire chi sono realmente e inventarmi una me alternativa)
  • dire chi sono (quindi mettere davanti ad un perfetto sconosciuto il blog, Tenshiko, la mia relazione aperta)

Non ricordo bene quale fu la mia scelta in quel momento, mi lanciai però sicuramente in una delle due.
Se non la ricordo c’è un motivo, ho scelto di fare diversi esperimenti con diversi poveri ragazzi.
Ecco perché prima vi ho detto che vi avrei fatto sapere il perché del prepararmi un discorso a monte.
Nell’arco dei successivi appuntamenti ho infatti sperimentato le due opzioni per vedere come i ragazzi reagivano e come poi sarebbe andata a finire la situazione.
Chiaramente le opzioni in seguito sono state diverse perché comunque si parla di individui completamente diversi tra loro, ma ho notato alcuni trend.

Nel mio caso semplifico il discorso a: sono una brava ragazza che vive una vita normalissima da una parte e dall’altra sono una kinkster che ha un blog dedicato alla sessualità dove recensisce sex toys, scrive racconti erotici e fa video buffi, oltre che un’insegnante di bondage giapponese a Milano e in giro per l’Europa, fidanzata e che lavora 24/7 accanto al proprio fidanzato col quale ha una relazione aperta.

Ora penso che capiate tranquillamente anche da soli che le conseguenze possono essere veramente moltissime e forse il ragazzo medio di tinder non si aspetta di poter trovare un concentrato di stranezza in una sola persona.

La brava ragazza

(Ovviamente uso questo termine solo per identificare una persona che fa un lavoro comune, come può essere quello della consulente, dell’insegnante di yoga o della direttrice di banca (non perché siano “brave ragazze” ma perché mediamente le persone non si fanno legare e sospendere per una caviglia).

Davanti a questa immagine di me, innanzitutto ho dovuto combattere io stessa. Ho proprio cambiato atteggiamento con me stessa e di conseguenza col mio interlocutore.
Alla domanda Cosa fai nella vita? rispondevo vaga, per cui il più delle volte non sondavano troppo il terreno. Chiaramente la brava ragazza non parlava nemmeno di coppia aperta o di vita kinky e gran parte dei ragazzi che conoscevano questa ragazza non notavano nemmeno troppo il termine kinky sul profilo di Tinder.

Con la brava ragazza hanno fatto colazione e aperitivo circa una decina di ragazzi, età mista, professioni miste o studi misti.
Di questi 10 forse solo in 3 erano affascinanti dai miei gusti e di questi 3 ne ho portati a termine 3.
Sempre di questi 3, solo con uno ho mantenuto i contatti per un periodo più lungo.
Con due di loro sono finita a letto la sera stessa, con l’altro la volta successiva.

I restanti sette cosa hanno fatto?
Sono spariti tutti nell’arco della stessa giornata. Io stessa dopo poche parole mi rendevo poco interessante e cercavo di fuggire il prima possibile.

La kinkster, blogger, insegnante

In questo caso non ho mai fatto da zero a 100, se no sarebbe stato inutile scrivere per voi articoli come Respirate! Oggi vi racconto come potreste raccontare al vostro partner che vi piacerebbe avvicinarvi al sadomaso.
Ho sempre preso il discorso molto alla larga, sondando prima il terreno e guidando l’interlocutore verso argomenti più piccanti.
Chiaro che poi molti già da Tinder venivano a conoscenza di quanto meno una delle tante parti di me leggendo kinky, ma quelli che non ci facevano caso erano a volte i più interessanti da “sfidare”.

Una volta spinti verso l’argomento e una volta messi a loro agio prendevamo insieme il discorso.
Non saprei dire se affrontavo l’argomento con parole chiare. A volte erano loro a essere diretti sul sadomaso ad esempio.
L’argomento non saltava fuori alla domanda “Di cosa ti occupi?” ma quando ci si addentrava in discorsi più piccanti.

Fin’ora sembra filare tutto liscio, peccato che le cose belle durano poco.
Alle parole:

  • sex toys
  • sex blogger
  • insegnante di bondage

i loro occhi cambiavano, ancora di più alla parola relazione aperta.
Forse starete pensando “ovvio”. Eppure vi giuro che in certi momenti non sapevo in alcun modo come reagire.

Più o meno con La Kinkster, blogger, insegnante avrò conosciuto 20 ragazzi (si il doppio circa che con la brava ragazza perché attrae di più forse). Circa la metà scopriva già on line dell’argomento, l’altra metà direttamente face to face.
I 10 che scoprivano tutto già on line erano i più diretti, erano meno timidi. Ma solo all’apparenza ahimè.
I 10 che scoprivano face to face erano meno diretti ma più incuriositi.

Alla fine gran parte di loro però spariva, soprattutto i 10 che scoprivano dopo cosa faccio e chi sono.

Sono proprio loro quelli che mi hanno fatto riflettere…

Coloro che scoprivano Marta durante l’appuntamento erano fin troppo intimoriti, eppure erano il più delle volte loro a condurre il discorso sull’argomento sesso nominando cose che tendenzialmente sembravano aprire una porta.
Davanti alla Marta esplicita ma non diretta, che comunque manteneva eleganza e compostezza, il terrore nei loro occhi cresceva.

Mi sono sempre chiesta cosa pensassero, come mi vedessero. Non mi sono mai saputa rispondere. Vi giuro che in tutti i modi sono stata delicata e dolce e non ho mai mai mai messo una masso sul tavolo, eppure la reazione era quella della fuga.

Voi direte “amen Marta, evidentemente non era il loro mood”, eppure il mondo viene dipinto come se gli uomini volessero divorarci a noi donne. Uomini decisi, sicuri, diretti ed espliciti. No, nessuno di loro lo è stato.
Timidi, impauriti, silenziosi e remissivi.

Non ho una grande statistica forse al momento, ma sicuramente Tinder non lo ritengo un ottimo terreno di caccia per quelle persone che come me cercano qualcuno che sappia tenere testa, sfidare e marpionare come quando Tinder non era presente.
Ad oggi mi rispondo semplicemente “non sono il loro tipo” punto, per non pensare al fatto che potrei invece averli traumatizzati.

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Categoria: CulturaTag: app, app dating, black mirror, blog, blogger, bondage giapponese, coppia aperta, dating, kinky, marta santospirito, plug the fun, sexblogger, tinder

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Interazioni del lettore

Commenti

  1. Fra

    Ottobre 23, 2019 alle 2:24 pm

    Leggendo il tuo racconto posso pensare che la cosa che faccia più paura sia la “relazione aperta”: nell’immaginario collettivo “piace” l’uomo che ha più donne, ma non la donna che ha più uomini (secondo me anche per una questione di machismo e competizione, ma questa è una mia personale opinione). Si creano situazioni altamente giudicanti: del resto Tinder è mainstream, non seleziona le persone in base all’apertura mentale e alla predisposizione all’ascolto del prossimo. Poi ci sono persone molto carine e interessanti, ma è più come se tu andassi lungo la strada e fermassi persone quasi a caso… penso che per assecondare gusti particolari Tinder sia troppo qualunquista.

    Rispondi
    • Marta

      Ottobre 25, 2019 alle 1:19 pm

      Mi sto ancora chiedendo cosa sia esattamente, ma il più delle volte era la parola sexblogger a bloccarli, più che la relazione aperta, anche perché era l’ultima delle cose che nominavo.

      Rispondi

Trackback

  1. Il sesso e le aspettative, quando un pene piccolo diventa una questione culturale - Plug the Fun ha detto:
    Aprile 15, 2020 alle 12:10 pm

    […] Io ho fatto un esperimento.Una parte è citata nell’articolo Tinder, Plug the Fun e Black Mirror, cosa avranno in comune??!. […]

    Rispondi

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